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Ciao, grazie di essere qui con noi per un nuovo numero di Chessidice nel mondo dei media!
Non ti parlerò di Sanremo, non nel modo che ti aspetteresti almeno. Il Festival, però, ci permette di riflettere sullo strumento principale della kermesse, la voce, e su quello che le sta accadendo.
La prima puntata dell'edizione 2026 è cominciata con il saluto di Pippo Baudo. Non un ricordo del conduttore, un'immagine o un filmato: la sua voce. C'è chi ha parlato (Aldo Grasso e non solo) di un Pippo dall'oltretomba, ma questa scelta ha colpito, nel bene e nel male.
Nella seconda serata ha preso la scena anche la voce di Ornella Vanoni, in duetto con la nipote, un duetto famigliare con un cantante che non c’è più già visto altre volte.
Vere protagoniste, invece, le voci dei cantanti in gara. Queste sì necessarie al Festival, insieme con la musica. Uno strumento proprietario, incorporato: chi ha avuto la fortuna di averlo straordinario ce l'ha e basta. Finora, almeno.
Un cambiamento epocale
Fino a qualche anno fa la voce era suscettibile al massimo di imitazioni grossolane, registrazioni manipolate, ma non c'era la minaccia che potesse essere ripresa e sfruttata da altri senza il proprio consenso.
Oggi la tecnologia rende possibili repliche perfette. Per questo chi lavora con la voce (attori, doppiatori, cantanti, conduttori, speaker) si sta ponendo il problema di difenderla dall'uso improprio legato all'intelligenza artificiale e di poterne sfruttare eventualmente i diritti su questo fronte.
C'è chi sta scatenando l'inferno
Due notizie recenti ci riportano su questo tema. La prima riguarda Luca Ward, attore e doppiatore («Al mio segnale, scatenate l'inferno!» di Russell Crowe ne Il Gladiatore), che ha deciso di depositare il marchio sonoro della propria voce per combatterne l'uso illecito tramite intelligenza artificiale.
La seconda notizia è la nascita di un organismo costituito con l’obiettivo di proteggere e valorizzare i diritti di chi con la voce lavora, la Società italiana per la tutela della voce (Sitv) di cui abbiamo parlato su ItaliaOggi.
Resuscitare i morti ma non solo
A scanso di equivoci, per la voce di Baudo al Festival si è parlato semplicemente di uno spezzone di una registrazione originale (e ovviamente anche per la Vanoni). Ma l'AI permette ben altro. Nel 2021 è stato riportato in vita Kim Kwang-seok, cantante sudcoreano suicidatosi nel 1996, per eseguire una nuova canzone in un programma televisivo. Una performance che ha suscitato non poche polemiche.
I Beatles, dal canto loro, hanno utilizzato l'AI in maniera limitata per completare Now and Then, l'ultimo singolo del gruppo, estraendo e ripulendo la voce di John Lennon da un demo degli anni '70.
Poi ci sono gli utilizzi illeciti: la voce di Scarlett Johansson usata da OpenAI per l'assistente di ChatGPT e poi ritirata; voci clonate di personaggi famosi per produrre audio promozionali o compiere truffe (il caso che ha riguardato la voce di Crosetto in Italia).
La voce che ha vita propria, in maniera lecita o illecita, apre tutta una serie di questioni.
La tutela sta arrivando
Mentre in passato la voce non aveva tutela specifica ma era protetta come diritto della personalità, nell’ambito dei diritti connessi al diritto d’autore per le registrazioni o con qualche estensione giurisprudenziale, dallo scorso anno una legge italiana punisce la diffusione non consensuale di voci clonate o falsificate da IA con il reato di deepfake. Già l'AI Act, inoltre, aveva introdotto l'obbligo di etichettare i contenuti prodotti con l'AI.
Questo, però, non basta: così sono nati contratti collettivi come quello del doppiaggio che vietano l'addestramento AI senza consenso o c’è chi, come Luca Ward, registra il proprio marchio sonoro.
Un Tiziano Ferro fatto in casa
Siamo solo all'inizio, però. Come la mettiamo, per esempio, con le voci ottenute distillando quelle di personaggi e cantanti famosi senza permesso?
Due dei tool più noti per creare musica con un semplice prompt testuale, Suno e Udio, hanno ormai filtri che bloccano le richieste con i nomi degli artisti, tipo «fammi una canzone con la voce e lo stile di Tiziano Ferro». Peccato che basti scrivere un prompt ben fatto (voce maschile baritono profonda, transizioni improvvise a falsetto, ballata pop italiana emotiva…) per arrivare a una canzone che, se non è scritta e cantata da Tiziano Ferro, poco ci manca.
Ne sentiremo di belle, originali o clonate.
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In chiusura, non posso che rimandarti agli articoli su Sanremo di Claudio Plazzotta. Ti segnalo, inoltre, alcuni aggiornamenti sulla vendita di Gedi di Marco Capisani e la saga della cessione di Warner Bros. Discovery che continua a riservare sorprese.
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