Non poteva esserci momento più frizzante per partire con una newsletter dedicata ai media. Perché in Italia e nel mondo sta accadendo di tutto: lotte per acquisire piattaforme streaming e giornali, cambiamenti epocali nel modo di fruire le informazioni, progetti su progetti per una rinnovata trasformazione digitale.
Fra acquisizioni e trasformazioni
Nel nostro Paese, la partita più importante riguarda attualmente Gedi, quindi Repubblica, la Stampa e le radio. Una cessione per cui si sono fatti avanti più pretendenti e di cui anche oggi parla sulle pagine di media e marketing di ItaliaOggi Marco Capisani.
Un'altra partita si è conclusa a settembre, quella di Mfe che ha acquisito la tedesca ProSieben, ma in realtà è proprio in queste settimane che il gruppo a cui fa capo Mediaset sta ponendo le basi per realizzare concretamente un polo media paneuropeo, attuando tutti i cambiamenti necessari in Germania pur mantenendo le produzioni locali.
Poi c'è la questione Warner Bros. Discovery e le mosse quasi quotidiane dei due pretendenti che vorrebbero acquisirla a suon di miliardi di dollari, Netflix e Paramount. Un affare tutt'altro che lontano dagli interessi degli operatori e dei consumatori italiani, perché il risultato sarà in grado di impattare gli uni (in termini di concorrenza) e gli altri (in termini di offerta e di prezzi degli abbonamenti).
L'era dell'intelligenza artificiale e i nuovi mezzi
Poi ci sono le trasformazioni in cui siamo immersi: quelle dell'intelligenza artificiale, ovviamente, dei creator, dei nuovi mezzi che ottengono numeri prima destinati alla tv. Un esempio è il seguito che Fabrizio Corona sta avendo su YouTube con i suoi video di cui ha scritto Claudio Plazzotta questa settimana.
C'è un filo che lega queste vicende così diverse: la potenza e l'importanza dei contenuti, quelli originali, quelli in cui la componente umana è solo aiutata dall'AI e non sostituita. Anche se questo, spesso, richiede risorse economiche importanti.
L'importanza dei contenuti originali
Per inaugurare questa newsletter abbiamo chiesto ai leader del digitale (dai responsabili sviluppo ai ceo) di alcuni dei maggiori gruppi media italiani cosa aspettarsi dal 2026 e quali iniziative hanno in programma per le proprie aziende. È un long form che vale la pena leggere (trovate il link fra gli articoli da non perdere sotto), ma ci sono alcune costanti nei loro interventi: la crisi dei modelli pubblicitari tradizionali e del «vecchio internet», l'impatto dell'intelligenza artificiale sul traffico web, la necessità di appropriarsi degli strumenti AI ma, ancora più che in passato, la centralità della qualità e dei contenuti esclusivi.
Costruire un legame diretto con il lettore
Non restando però uguali a sé stessi: gli editori avvertono l'urgenza di costruire un legame diretto con il lettore, riducendo la dipendenza dalle piattaforme di distribuzione esterne e, per quanto possibile, di diversificare i modelli di business.
Il valore futuro, sempre più, non risiederà nel volume di produzione dei contenuti, ma nella capacità di costruire progetti identitari forti in cui le persone scelgano attivamente di riconoscersi. Nel sottosopra dei media una cosa sta tornando dritta: sono i contenuti che possono decidere chi resta in piedi.
|