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Ciao, grazie di essere qui con noi per questo nuovo numero di Chessidice nel mondo dei media!
- La tirannia della velocità: Scansioniamo invece di leggere, acceleriamo gli audio, saltiamo da un video all'altro. Gli elenchi puntati sono il simbolo perfetto di questa frenesia digitale.
- Il trucco cognitivo: gli elenchi spezzano l'informazione in pillole digeribili, ma non allungano la nostra attenzione.
- La diffusione dei bullet point: il principe è Axios che li ha resi uno standard giornalistico che l'AI oggi rende ancora più semplice riprodurre.
- I pericoli: errori e allucinazioni dell'AI hanno costretto giganti come Usa Today e Los Angeles Times a fare marcia indietro.
- Il paradosso editoriale: I bullet point attraggono ma trattengono meno, come servire chi vuole velocità senza sacrificare le storie che meritano profondità?
Il rischio che la nostra vita si riduca a bullet point, elenchi puntati, è reale. Riguarda la vita di noi giornalisti, così come la vita dei lettori.
Perché i bullet point sono il simbolo del modo con cui ormai affrontiamo il mondo mediato dal digitale: anziché leggere gli articoli li scansioniamo velocemente, una volta cominciato un video non vediamo l'ora di passare a quello successivo, se l'audio è troppo lento cerchiamo subito il comando per velocizzarlo.
Fenomeni diversi ma che alla fine hanno la stessa radice: la disponibilità enorme di contenuti che si accompagna alla fruizione su dispositivi che invitano alla velocità, smartphone per primi.
La stampella per la concentrazione
In realtà, gli elenchi puntati stanno avendo una rapida diffusione nelle testate online proprio per aiutare (e trattenere) il lettore. Ci riescono in un modo specifico: riducono il carico cognitivo, suddividono l'informazione in piccoli blocchi che la memoria di lavoro può processare più facilmente, aumentando la sensazione di chiarezza.
Ma non cambia la sostanza: ovvero quanto a lungo un lettore è disposto o in grado di concentrarsi.
Una rassicurazione per chi fosse preoccupato che ci sia un deterioramento biologico della capacità di concentrarsi: per ora non sembra. Semplicemente l'attenzione si distribuisce fra molti stimoli. Si riducono le finestre (il che, se vogliamo, non è molto diverso da un deterioramento).
Il principe dei bullet point
In ogni caso, gli elenchi puntati nei siti editoriali non sono una novità. Erano già presenti una decina di anni fa ma erano una scelta di nicchia. Il principe del genere è il sito americano Axios, sempre più citato anche dai nostri giornali e tg per i suoi scoop.
Nel 2017 nacque già con questa impostazione: bullet point e «Smart Brevity»: articoli brevi, elenchi, struttura chiara e via gli orpelli (compresi i banner).
I motivi per cui oggi molte altre testate li usano riguardano quanto detto prima sull'attenzione degli utenti, l’abitudine ormai diffusa delle persone a conversare con i chatbot AI che li usano di default e il fatto che con l'intelligenza artificiale è diventato più semplice e veloce produrli.
Ma c’è chi ha fatto dietrofront
Attenzione, però, alle controindicazioni, che non sono poche: le implementazioni affrettate o mal controllate hanno generato problemi e costretto alcune testate a rallentare o ritirare questa funzione, come ha fatto il gruppo di Usa Today negli Usa, il Los Angeles Times e altri.
I problemi riguardano gli errori e le allucinazioni generate dall'AI sui riassunti non controllati dai redattori, ma anche le reazioni negative dei lettori, che spesso li hanno bollati come troppo invadenti. Per questo alcuni siti come il Wall Street Journal o Yahoo News li rendono opzionali nascondendoli dietro un click.
Il trade off: velocizzare ma trattenere
Senza contare che gli editori devono cercare di fare due cose: attrarre gli utenti e trattenerli. E i bullet point non sempre rispondono a questi requisiti (sono più facilmente ingeribili dai servizi AI e possono rendere la visita al sito troppo veloce).
C'è, insomma, ancora da valutare e da lavorare. Gli elenchi puntati possono essere un ottimo strumento ma, come abbiamo visto dagli esperimenti fin qui fatti, serve testare e capire come rendere un buon servizio all’utente e contemporaneamente preservare il valore dell’informazione.
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Intanto, se sei arrivato fin qui e non ti sei fermato all'elenco puntato all'inizio, veramente grazie.
Ne approfitto per consigliarti di leggere quello che sta accadendo al Washington Post, un simbolo del giornalismo che la proprietà di Jeff Bezos non sta salvando, anzi (se te lo stai chiedendo: sì ha introdotto gli elenchi puntati, ma bisogna cliccarci su per vederli). Trovi il link qua sotto così come gli altri interessanti articoli dell’ultima settimana. Fra questi, la seconda puntata della vicenda delle società di Luca Barbareschi di cui si è occupato Claudio Plazzotta e il racconto di Marco Capisani su quello che intendono fare gli editori di libri rispetto sull’intelligenza artificiale.
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Alla prossima
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