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Ciao, grazie di essere qui con noi per questo nuovo numero di Chessidice nel mondo dei media!
Il settore pubblicitario si è affollato ed è destinato ad affollarsi ancora. La scorsa settimana OpenAI ha confermato quello che ormai già si era capito: anche ChatGPT avrà gli annunci, nonostante Sam Altman avesse detto in precedenza che sarebbero stati l'ultima spiaggia. Le inserzioni saranno soltanto nella versione gratuita e in quella meno costosa ma stiamo parlando di una realtà con 850 milioni di utenti attivi settimanali e le stime parlano di 25 miliardi di dollari di ricavi pubblicitari entro il 2030.
Netflix mercoledì sera ha svelato i dati del 2025: 1,5 miliardi di dollari di raccolta ad appena tre anni dal lancio delle offerte con advertising e con ancora solo 12 mercati attivi. L'anno prossimo prevede che i miliardi saranno tre e la corsa non è finita. Inutile ricordare che anche gli altri servizi streaming senza inserzioni hanno seguito questa strada.
I nuovi player si sprecano
Poi ci sono nuovi entranti come i produttori di smart tv con le loro offerte di canali lineari Fast, le catene della grande distribuzione che mettono a frutto i propri spazi fisici, quelli online e i propri dati più di quanto abbiano mai fatto in passato per diventare retail media a tutti gli effetti.
L'elenco potrebbe continuare. D'altronde il co-ceo di Netflix, Ted Sarandos, lo ha detto: non c'è mai stata tanta competizione per l'attenzione dei consumatori, per gli investimenti pubblicitari e gli abbonamenti. Una competizione crossmediale e crosspiattaforma, evidentemente, perché attenzione e budget sono limitati.
Le sfide per editori indipendenti
È una situazione in cui gli operatori e gli editori indipendenti sono spesso schiacciati, quelli tradizionali e quelli nativi digitali. Eppure, in principio, su quel mercato c'erano solo loro o quasi. L'imperativo è comunque diversificare con altre fonti di ricavi, ma non si può non tenere conto che proprio l'ingresso di questi soggetti e i cambiamenti nei consumatori stanno cambiando la pubblicità.
L’evoluzione dei formati pubblicitari
Il display (banner & co.) vale meno, lo dicono i dati mensili anche in Italia. Il video cresce ancora, ma serve anche verticale. Probabilmente emergerà una pubblicità conversazionale frutto dell'ingresso degli attori AI nel settore e sarà questa la vera personalizzazione finora solo inseguita.
L’Ai è anche l’opportunità
Difficile e costoso adattarsi? Sì. Ma intanto basta copiare dai grandi che copiano da altri grandi. Se il New York Times si è fatto una sezione per i video verticali nella sua app, anche Netflix li inserirà nella propria, e prima ancora lo hanno fatto altri… Da chi avranno preso ispirazione?
Per quanto riguarda i costi, l'AI può dare una grande mano e ogni giorno che passa questo è più chiaro. Per esempio, per realizzare video a partire da articoli che poi possono contenere annunci, rassegne audio, personalizzazione in tempo reale del contenuto pubblicitario.
Collabora e poi competi
Soprattutto non c'è sempre bisogno di fare tutto da soli: l'infrastruttura tecnologica è un asset competitivo importante, ma può essere utile a volte unirsi ad altri soprattutto se si compete con giganti che hanno molte più risorse. Poi la differenza la faranno i contenuti e i dati, quelli sì che devono essere i propri.
Ti segnalo...
Per concludere, nei consigli di lettura qua sotto trovi l'essenziale nella settimana nel mondo dei media.
Ti segnalo la vicenda Stampa-Gedi seguita da Marco Capisani che continua a offrire colpi di scena, la notizia scovata da Claudio Plazzotta che riguarda la situazione della società di Luca Barbareschi, le novità sul settore radiofonico che riguardano gli operatori ma anche tutti coloro che la radio la seguono quotidianamente. Per alleggerire ci sono anche tutte le novità che arriveranno su Netflix.
Ti invito a scrivermi, mi interessa molto sapere cosa pensi di quello di cui parliamo qui e sul giornale. Alla prossima
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