Storie, retroscena e tendenze: dall’editoria agli influencer
Visualizza nel browser 19.02.2026
Italia Oggi

Chessidice nel mondo dei media

Storie, retroscena e tendenze: dall’editoria agli influencer
IO Weekly
 

Content is SEMPRE king. Ma nel digitale non basta più, c’è altro da avere

Andrea Secchi, Caposervizio

Andrea Secchi

Ciao, grazie di essere qui con noi per un nuovo numero di Chessidice nel mondo dei media!

C'è stato un momento in cui le persone hanno cominciato ad abituarsi all'idea che sia normale pagare per i contenuti digitali. Per qualcuno è successo dagli inizi degli anni 2000, per la maggior parte soltanto dalla pandemia in poi. Per alcuni tipi di contenuti è stato più semplice (video e musica), per altri (informazione) meno.

La difficile migrazione online

In realtà nel mondo offline si è sempre speso per i contenuti. Quando però questi hanno cominciato a migrare online, dalla metà degli anni 90, c'è stata una rottura: il valore percepito è crollato e fruirne liberamente è sembrato normale. Solo anni dopo c'è stata un'inversione di tendenza.

ItaliaOggi ha pubblicato in anteprima questa settimana i dati sulla spesa degli italiani in contenuti digitali nel 2025 dell'Osservatorio digital content del Politecnico di Milano: 4 miliardi di euro. Un livello più che raddoppiato rispetto agli 1,8 miliardi del 2019 pre-pandemia e in crescita del 3% contro il +10% di un anno prima. Questo ci dice due cose. Intanto che anche in Italia la spesa è importante, poi che il nostro mercato sta arrivando alla maturità: dopo l'ubriacatura della pandemia, le persone iniziano a selezionare fra i numerosi servizi, a tagliare abbonamenti, ad approfittare di offerte ibride con pubblicità a prezzi più bassi. Per approfondire vi rimando all'articolo linkato sotto.

Content is king, ma ha bisogno di principi e regine

Ovviamente in un mercato del genere aumenta la pressione competitiva e la corsa ad accaparrarsi la spesa dei consumatori in maniera trasversale. Importante, quindi, capire cosa convince gli utenti a pagare.

La prima cosa che viene in mente è il contenuto. Content is king, giusto. Ma gli studi sul «willingness to pay» ci dicono che può non bastare. La motivazione al pagamento (ricorrente) dipende dall’insieme di valore percepito, scarsità/esclusività del contenuto, architettura dell’offerta (prezzo, unione con altri servizi, facilità d’uso).
 

Gli utenti sono più disposti a pagare per:

  • contenuti di intrattenimento ricorrenti nel caso di video, musica e gaming
  • notizie e informazione di alta qualità e in nicchie rilevanti
  • accesso a community o creator

Il fulcro, però, è che devono percepire un chiaro valore (utile, emotivo o sociale), insieme con un’esperienza comoda e un prezzo equo. La semplice abbondanza di contenuti di qualità può non bastare. Anzi, se l'utente ha l'impressione di non poterne approfittare taglia.

Le leve da attivare

Ogni tipo di contenuto ha le proprie leve da attivare. Nel video sono vincenti contenuti esclusivi e imprescindibili (serie originali e sport in testa) insieme con una piattaforma top in fatto di scoperta e personalizzazione. Ma gli operatori, alla fine, hanno avuto bisogno di piani a prezzi più bassi con pubblicità.
Nella musica il catalogo tutto incluso è stata la carta vincente. Ma il successo di Spotify è, ancora una volta, dipeso dalla sua app e l'ultima trimestrale ci dice che la capacità di coinvolgere (con i Wrapped, riepiloghi di fine anno), ha portato al boom di utenti.

Il settore più complicato

Così arriviamo alle news, il segmento più complicato perché era invalsa l'idea del tutto gratis. I fattori chiave per far pagare gli utenti sono qualità, esclusività e utilità del contenuto: chi paga per news tende a farlo per contenuti che soddisfano bisogni specifici (approfondimento, nicchie tematiche, analisi di qualità, copertura locale).
Però spesso non basta, servono altre leve:

  • il coinvolgimento dell'utente nel supporto al giornalismo della testata
  • la costruzione di community lettori-giornalisti-testata
  • l'aggiunta di servizi che aumentano l'utilità quotidiana e il tempo speso
  • Soprattutto le ultime due sono quelle che stanno funzionando in maniera più diffusa. L'ingresso in una community, il rapporto diretto con chi crea il contenuto, la presenza di strumenti utili, stanno portando gli utenti a pagare in altri ambiti affini (Substack, piattaforme di creator, Patreon).

Gli utenti sono abituati all’abbondanza gratuita, la concorrenza è elevata e trasversale e la disponibilità a pagare resta minoritaria in molte categorie di utenti. Per questo serve operare con più leve: dove il contenuto è rilevante e distintivo, il valore percepito alto e l’offerta ben progettata una quota di pubblico è disposta a mettere mano al portafoglio e a farlo in modo ricorrente.

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Alla prossima

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Agcom verso la segnalazione all'Ue sull'AI Mode di Google. L'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sta per fare una segnalazione alla Commissione europea sulle conseguenze per la stampa dell'AI Mode di Google dopo una denuncia della Fieg. Lo ha detto il presidente Giacomo Lasorella in un convegno dell'Università La Sapienza a Roma. Secondo Lasorella, «andando a cercare in AI Mode il rischio è di non leggere più i giornali». Diego Ciulli, head of government affairs and public policy di Google Italia, dal canto suo ha detto che non crede che per AI Overview e AI Mode «le persone smettano di leggere i giornali, sarebbe preoccupante se lo facessero» e che si tratta di miglioramenti sulle ricerche, non modifiche sull'accesso all'informazione. In una nota, i commissari Agcom Laura Aria, Massimiliano Capitanio e Antonello Giacomelli hanno successivamente precisato che allo stato attuale l'autorità non ha adottato alcun provvedimento e che l’iter è ancora nella fase istruttoria.

Rai, via alle assunzioni al Tgr. L'amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, ha fatto sapere che la commissione di selezione ha consegnato alle risorse umane la graduatoria relativa alla procedura per l'assunzione di 127 giornalisti destinati alla testata giornalistica regionale. «Si conclude oggi il percorso di stabilizzazione avviato per restituire piena dignità professionale a colleghi impiegati in Rai con contratti non giornalistici o a partita Iva», ha detto il direttore generale.

Mfe prepara tre consiglieri per il cda della portoghese Impresa. Mfe-MediaForEurope si prepara a entrare nel consiglio di amministrazione di Impresa, il principale gruppo televisivo portoghese. Impresa ha infatti convocato un'assemblea generale straordinaria per il 10 marzo, con all'ordine del giorno l'allargamento del cda da sei a nove membri e l'elezione di tre rappresentanti di Mfe. Mfe deterrà il 32,9% di Impresa a operazione definita ma i tre consiglieri di amministrazione entreranno in carica solo dopo il completamento effettivo dell'acquisizione, che è ancora subordinata a un via libera della Cmvm, la Consob portoghese, che deve confermare che non ci sarà obbligo di opa per il gruppo italiano.

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Equo compenso per i giornalisti, chiusi i lavori della commissione. Si sono conclusi i lavori della commissione sull'equo compenso per i giornalisti freelance. Il sottosegretario all'editoria Alberto Barachini ha annunciato che il Dipartimento per l'informazione invierà gli atti al ministero della Giustizia, insieme a una sintesi sulle possibili iniziative per trovare «un equilibrio sostenibile». Insoddisfatti delle proposte Fnsi, Ordine dei giornalisti e Inpgi.

Santa Sede, suor Krapic nominata vice direttore della sala stampa. Suora Nina Benedikta Krapic è stata scelta da Papa Leone XIV come vice direttore della direzione della sala stampa della Santa Sede. La nomina sarà effettiva dal prossimo 1° marzo.

 

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