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L’e-commerce tradizionale così come lo abbiamo conosciuto ad oggi è destinato ad andare in cantina. Si parla, infatti, sempre più di «Zero-Click buying» cioè del modello di commercio digitale in cui i consumatori acquistano prodotti con un intervento manuale minimo o nullo, senza dover navigare su siti web tradizionali, cercare prodotti, aggiungere al carrello o compilare moduli.
Le transazioni avvengono direttamente tramite assistenti vocali, dispositivi intelligenti (smart home), o sistemi di intelligenza artificiale predittiva che anticipano le esigenze dell'utente. In pratica l'IA analizza tutta la mole dei dati passati dell’utente per effettuare riordini automatici (es. detersivi, prodotti per l’igiene personale, alimenti e bevande) o consigliare prodotti specifici all'interno di chat (es. ChatGPT) che possono essere acquistati all'istante. Un’occasione ghiotta per i colossi della grande distribuzione che all’estero sono già scesi in campo per creare piattaforme ad hoc, con insegne come Walmart in prima fila.
Ma l’avvento di questo modello di e-commerce potrebbe ridisegnare le abitudini di consumo anche degli italiani. Quanto siamo distanti da questo cambiamento di passo? Una prima risposta è arrivata dal sondaggio RadarSwg realizzato nella settimana dal 23 febbraio-1° marzo secondo cui quasi 1 italiano su 2 ha già coinvolto almeno una volta l’IA nel processo d'acquisto, chiedendo comparazioni, valutazioni e supporto nella decisione finale. Ad oggi, però, hanno ancora un ruolo centrale negli acquisti le recensioni e i consigli di amici, parenti (49% degli intervistati), ma tra i più giovani, che saranno forse i primi «Zeroclickers», già si riscontra una propensione ad affidarsi principalmente all’IA quasi doppia rispetto alle altre generazioni.
Cosa attira verso lo «Zero-Click Buying»? Le ragioni più forti sono: risparmio di tempo (23%), di denaro (22%) e di «stress» (il 18% non vuole rimanere senza i prodotti preferiti che servono ogni giorno). Questa modalità di acquisto è ritenuta utile anche come supporto alle persone con difficoltà motorie e/o cognitive (17%) e per la possibilità di ricevere prodotti personalizzati che rispecchiano i propri gusti (13%) oltre che per una maggiora accuratezza nella scelta del prodotto (13%) e un miglior controllo e pianificazione automatizzata delle spese (13%). I prodotti merceologici su cui si prenderebbe in considerazione questo nuovo modo di acquistare sono soprattutto quelli per la casa (39%), seguiti da quelli per la cura della persona (22%) e quelli per gli animali domestici, (22%) oltreché per i beni di prima necessità e spesa ricorrente (21%) e per i farmaci e parafarmaci (20%). In coda alla lista ci sono abbigliamento e accessori (19%).
Nei prossimi 3 anni, 6 italiani su 10 si aspettano, quindi, una crescita della centralità dell’IA negli acquisti. Le preoccupazioni? Chiusura dei negozi (31%) e meno «fattore umano» nell’esperienza di acquisto (29%), mentre un italiano su 4 si preoccupa anche per la gestione dei propri dati.
Ma la realtà è che, in un mondo in cui l’eccesso di offerta comporta una oggettiva difficoltà di scelta, questi strumenti sono destinati a diventare sempre più indispensabili per aiutare i consumatori a orientarsi nel mare magnum delle proposte. E anche in questo caso, quando si naviga nelle acque del digitale, la vera differenza la fanno non solo le piattaforme, ma anche l’attitudine, la preparazione, il buonsenso e la sensibilità del singolo utente-cliente. Con buona pace della privacy, sempre più sacrificabile in nome della praticità e rapidità.
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