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Senato, 7^ commissione, primo pomeriggio di un martedì di metà aprile. Il ministro dello sport Andrea Abodi ha appena terminato la sua relazione sul calcio italiano e si appresta a rispondere alle domande dei senatori. La scena è tutta per lui. Per il ministro? No, per Claudio Lotito.
Il senatore di Forza Italia, nonché presidente (contestatissimo) della SS Lazio, interviene nel suo stile, diciamo energico e confuso. Inizia a leggere il testo di un’interrogazione parlamentare, sconosciuta a ministro e membri della commissione. Il testo mira, in sostanza, a commissariare la Figc: «Nomini un bel commissario con tutti i poteri, che deve riferire solo al Parlamento, ed è finita la storia, noi in meno di un anno abbiamo già sistemato tutto», le testuali parole del patron della Lazio. Di seguito, trovate un dettagliato articolo sull’audizione di Abodi e tutto il contorno.
L’intervento di Lotito è proseguito, anche forse più del dovuto, rendendo davvero necessario il ritorno di Abodi in Senato (fissato il 21 aprile). D’altronde, il legame tra calcio e politica non è mai stato così stretto: basti pensare alle recenti misure sulle elezioni federali, all’istituzione della commissione sui controlli economico-finanziari nello sport, o al famoso emendamento Mulé sul peso della Serie A nella Figc. L’esempio perfetto del legislatore che interviene sul mondo del calcio cambiandone le regole.
Ma, d’altra parte, calcio e politica non sono mai stati neanche tanto lontani. La corsa alla presidenza della Figc (elezioni il 22 giugno) ha deteriorato, se ce ne fosse bisogno, il rapporto tra i due mondi. La scelta di Malagò non piace alla maggioranza e l’ex presidente Gravina non perde occasione per sottolineare le responsabilità del governo nel disastro del calcio italiano.
Infine, a rendere ancora più piccante la situazione ci ha pensato il presidente della Lega nazionale dilettanti Giancarlo Abete: «Si è partiti male nel metodo, non dai contenuti ma dalle persone», le parole di Abete, anch’esso candidato alla Figc. Ricordo che la Lnd pesa per il 34% nelle elezioni federali, rappresentando la componente più alta.
E ricordo anche che Abete si dimise da presidente della Figc nel 2014, a seguito del disastro calcistico in Brasile, ultima apparizione azzurra ai Mondiali. In pratica, ripartiamo dal via.
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