Storie, retroscena e tendenze: dall’editoria agli influencer
Visualizza nel browser 15.10.2026
Italia Oggi

Chessidice nel mondo dei media

Storie, retroscena e tendenze: dall’editoria agli influencer
IO Weekly
 

Sui social ora guidi tu. Ma non illuderti troppo

Andrea Secchi, Caposervizio

Andrea Secchi

Ciao, bentornata/o a Chessidice nel mondo dei media.

In questo numero della newsletter:

  • Il feed a comando: i social ora ti lasciano scegliere cosa vuoi vedere
  • Chi ci guadagna: ecco perché può servire a te ma soprattutto alle piattaforme
  • Davvero gli utenti sceglieranno? Non è detto e comunque non sarà vero pluralismo
  • E per chi fa informazione? Per alcuni sarà un bene, per tutti una sfida

Ho spesso desiderato un sistema per hackerare i social. Non per spingere i miei contenuti, tutt'altro, ma per vedere apparire nei miei feed ciò che realmente mi interessa. Immaginavo una sorta di mixer con un cursore per ciascun argomento: un po' più di questo, meno dell'altro, zero di quest'altro ancora…

Parla, il feed ti ascolta

Comandi simili stanno finalmente arrivando, adottati dalla maggior parte delle piattaforme, sebbene spesso in fase iniziale o di test. Di più, ora Meta promette che gli utenti avranno la possibilità di influenzare l'algoritmo di Facebook e che potranno farlo semplicemente attraverso il linguaggio naturale, chiedendo quello che vogliono vedere, con una funzione chiamata Your Algorithm. Era già stata lanciata su Instagram, ma era ancora rudimentale, basata su un elenco di temi da approvare o bocciare. Adesso si passa a un approccio conversazionale, ovviamente grazie all'intelligenza artificiale.

In sintesi, funziona in questo modo: dai tre puntini in cima a ciascun post o Reel, si accede al menu con le voci Mi interessa e Non mi interessa, che consentono di rivedere o meno più post simili successivamente. In più compare la voce Your Algorithm, con cui si ha uno sguardo d'insieme sugli argomenti. Facebook, inoltre, una volta espresso il proprio apprezzamento o meno, potrebbe chiedere più dettagli e in quel caso, per esempio, si è liberi di spiegare ciò che si vuole.

Non solo Meta

Al solito, il rilascio di queste funzionalità avverrà gradualmente, per i diversi mercati e gruppi di utenti, perciò è normale se ancora non vedi queste opzioni. Saranno inoltre integrate su Instagram in versione avanzata, mentre Threads ha qualcosa di simile già in fase di test. Ma ciò che è importante è che i social stanno lentamente cambiando le modalità di presentazione dei contenuti agli utenti, dando loro maggiore possibilità di scelta.

Un trend nato in sordina da un paio d'anni a questa parte che sta però prendendo piede con modelli più o meno efficaci. TikTok ha sperimentato la gestione dei contenuti negli Stati Uniti nel 2024 e l'ha poi distribuita globalmente nel 2025. X ha lanciato le timeline personalizzate con circa 75 categorie tematiche.

Dai clic alle parole

Finora la personalizzazione dei feed si è basata su segnali impliciti da parte dell'utente: clic, tempo di visione, like, relazioni instaurate. Adesso si aggiunge una personalizzazione dichiarativa: si dice all'algoritmo quali argomenti mostrare, si possono azzerare le raccomandazioni precedenti, si può accedere a un feed alternativo, per esempio basato sull'ordinamento temporale dei post dei propri contatti anziché sulla rilevanza secondo i criteri dell'algoritmo. La dichiarazione, inoltre, può avvenire anche in linguaggio naturale.

Perché proprio adesso

Si tratta di un trend internazionale che non nasce da un'unica causa. Il Digital Services Act europeo ha avuto un ruolo determinante in Ue: l'articolo 38 obbliga le Very Large Online Platforms a offrire almeno un'opzione di raccomandazione non basata sulla profilazione. La nuova generazione di strumenti come Your Algorithm, però, risponde anche alla domanda degli utenti, alla crisi di fiducia nei feed e alla competizione tra le piattaforme, oltre che alle nuove possibilità tecniche offerte dall'intelligenza artificiale.

Chi ci guadagna

Il controllo può produrre tre vantaggi commerciali per i social: ridurre i contenuti irrilevanti e quindi l'abbandono della piattaforma; aumentare soddisfazione, permanenza e fiducia; raccogliere preferenze dichiarate più precise da utilizzare anche (e qui si apre un ulteriore fronte) per la pubblicità.

Sterzi tu, la strada è loro

Non si tratta però di un algoritmo veramente tuo. Sei tu che sterzi, ma non stai decidendo interamente il tuo percorso. Per esempio, Meta allo stato attuale continua a decidere quali segnali sono più importanti (quelli tradizionali o quelli espliciti), come pesarli, quali obiettivi deve ottimizzare l'ordinamento dei contenuti e quali vincoli editoriali, commerciali, di sicurezza deve applicare.

È personalizzazione vera, certo: i like e il tempo speso su un contenuto non dicono tutto, possono essere sintomo di interesse così come di distrazione, di sorpresa ma anche di fastidio. Perciò poter dire la propria esplicitamente ha un valore, ma non sei il sovrano dell'algoritmo. Noi non controlliamo né i pesi dei diversi segnali né gli obiettivi finali. L'algoritmo è sempre quello di Meta e degli altri social: solo Bluesky, poco utilizzato in Italia, ha aperto all'uso di sistemi di raccomandazione alternativi.

Il fascino dell'inerzia

C'è anche da dire che questo tipo di funzioni non è tanto atteso né utilizzato dall'utente comune. Intanto molto dipende dalla loro usabilità, da quanto sia facile trovarle e settarle (Meta su questo fronte sta facendo progressi), ma soprattutto l'utilizzo dei social porta a una certa inerzia, in particolare quando si tratta di contenuti video. Anche perché esprimere le preferenze e modificarle richiede un certo sforzo cognitivo, che dovrebbe essere ripetuto ogni qualvolta cambia l'interesse: se in questo periodo sto cambiando l'arredamento di casa o l'auto vorrò più post su questi argomenti, ma non sarà per sempre (perciò alcune piattaforme danno la possibilità di una personalizzazione a tempo).

Mille scelte ma non necessariamente più pluralismo

Una seconda considerazione è che, anche ammettendo un ampio utilizzo delle preferenze individuali che possano migliorare i feed dei singoli, se il modello generale premia contenuti polarizzanti o altamente reattivi, milioni di singole scelte non garantiscono pluralismo, qualità o equa distribuzione della visibilità, perché le regole generali dell'algoritmo restano le stesse.

E per chi fa informazione?

Vedremo cosa significherà per gli editori e in generale per chi fa informazione essere sui social in cui l'utente dichiara interessi specifici. Teoricamente dovrebbe diventare ancora più importante possedere una chiara identità tematica e coerenza editoriale, in modo da intercettare i target realmente interessati alla propria attività e avere possibilità di emergere pur senza contenuti particolarmente virali.

Contemporaneamente, l'audience non verrà più intercettata per grandi masse, ma per cluster tematici e c’è il rischio che le hard news siano in un modo o nell’altro escluse dalle preferenze degli utenti. Ma tutto questo lo diranno il tempo e la prova sul campo.

Ci sarà, però, una conseguenza culturale: così come gli utenti si stanno abituando a conversare con i contenuti grazie all'AI, l'abitudine a personalizzare il feed potrebbe portare ad aspettative simili sugli altri siti, quelli di news compresi. Molti giornali già offrono un certo grado di personalizzazione delle home page e degli argomenti in primo piano, ma con il nuovo approccio conversazionale questo potrebbe non essere più sufficiente.

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Andrea

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